“Tramite questo spettacolo ho scoperto il teatro sociale, molto utile, perché riesce a coinvolgere e a far ragionare il pubblico. Il tema era l’immigrazione, argomento di cui si parla molto al giorno d’oggi. Ho riflettuto molto su alcuni aspetti che non avevo mai considerato e sono riuscita a mettermi in gioco”.

Uno studente del Liceo Trissino

 

Un dibattito sull’accoglienza di migranti, profughi e richiedenti asilo. Un’occasione per riflettere attivamente sui tanti punti di vista che, rispetto al controverso tema della convivenza sociale, possono oggi farsi sentire.
OltreConfine, un’iniziativa di Progetto Giovani Valdagno promossa dalla Cooperativa Canalette, è ripartita dai più giovani, con un incontro di teatro Forum dedicato agli studenti del Liceo “G.G. Trissino”, ITE e IP “Luzzatti”.

Lo spettacolo “Noi altri”, curato dalla compagnia di teatro sociale della Fondazione Capta Onlus, ha coinvolto direttamente gli spettatori per accompagnarli ad “andare oltre” le singole opinioni e affrontare le emozioni, sia la paura e il senso di sicurezza, sia la compassione e il senso di solidarietà, nei confronti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei profughi.

Il Teatroforum è utilizzato per riflettere e confrontarsi su questioni sociali importanti attraverso una storia di conflitto, una situazione oppressiva, complessa, che lascia il pubblico con una certa amarezza e spesso un senso di indignazione di fronte all’ingiustizia. Questo sentimento è la molla di partenza capace di mettere in moto non solo un dibattito acceso e costruttivo all’interno del pubblico, ma anche un vero e proprio gioco tra attori e pubblico, trasformando gli spettatori in spett-attori, coadiuvati da due facilitatori.

“Noi Altri”  ha portato in scena alcuni momenti di vita quotidiana, in cui il conflitto, la discriminazione, il razzismo e il pregiudizio sono protagonisti, attraversando i temi della comunicazione mass-mediatica, il rifiuto di accogliere i migranti da parte dei cittadini, la convivenza nei condomini.

Il pubblico, suddiviso tra studenti del liceo G.G. Trissino e dell’IP e ITE Luzzatti, è diventato ben presto protagonista quando sul palco il dibattito si è acceso e si sono alzati i toni tra coloro che volevano aiutare gli immigrati e chi preferiva invece “tornassero a casa propria”.

“Se lei fosse nella situazione di Sara (immigrata siriana n.d.r.), cosa proverebbe?”: ha chiesto una studentessa, a cui si è aggiunta subito una compagna: “Chi fa la guerra nei loro territori? Chi vende le armi a loro? Forse l’Italia?”.

Non è passato inosservato al pubblico nemmeno l’atteggiamento non verbale degli attori: sono stati molti gli studenti che hanno chiesto al “finto” presentatore perché preferiva lasciare la parola a coloro che non volevano in Italia gli immigrati, piuttosto che al racconto dell’immigrata siriana.

Sono stati quattro i ragazzi che hanno deciso di diventare invece protagonisti nella prima scena proposta, al fine di modificare la conclusione che vedeva un gruppo di cittadini di un piccolo paese negare l’approvvigionamento dell’acqua a dei migranti: Luca (nome di fantasia) ha spostato l’argomento per spegnere la discussione razzista; Viola ha invece commentato con gli altri attori: “Non sappiamo cos’hanno passato, solo perché hanno un colore diverso non li capiamo” ed è riuscita a convincere anche un’altra attrice; Giulia ha aiutato a portare l’acqua agli immigrati, proponendo poi un caffè agli attori contrari all’azione; infine Enrico, portando l’acqua, ha argomentato con gli altri attori per convincerli che l’acqua è un diritto di tutti.

Molti e accesi sono stati gli interventi e alcuni studenti hanno commentato:

“Un’esperienza che ci ha fatto riflettere, che ci ha fatto mettere in gioco ma soprattutto che ci ha permesso di discutere su un argomento così attuale in un modo diverso da tutti quelli già proposti in passato. Mi è piaciuto molto prendere parte a questa attività scolastica e sono convinta che sia stato molto utile, sia dal punto di vista umano, che sociale”.

“Lo spettacolo mi è piaciuto molto. Era molto coinvolgente e mi ha fatto riflettere sul fatto che molte persone hanno dei pregiudizi che nascono dal “sentito dire” ma non sanno se ciò è vero o meno. Molti pensano che tutti gli immigrati siano “cattivi” ma in realtà è solo una generalizzazione”.