Mercoledì 14 settembre, alle 20.30, presso la nostra sede in Strada Padana Sup. Verso Verona, 137, ricominciano gli allenamenti teatrali della compagnia dei Captanauti.

foto teatro

 

Captanauti è la compagnia di teatro sociale del Centro Capta (Vicenza) che fa ricerca sociale attraverso le tecniche del Teatro dell’oppresso e produce ogni anno nuovi spettacoli di Teatro Forum capaci di far incontrare e dibattere la comunità su vari argomenti di attualità.

Il gruppo è condotto da Andrea Picco, psicologo, dramma terapeuta e attore e da Roberta Radich, sociologa e psicoterapeuta, entrambi formati alla pedagogia del teatro dell’oppresso da più di dieci anni.

Gli attori della compagnia sono cittadini che noi definiamo “volontari artistici”, in quanto, attraverso gli allenamenti dei mercoledì sera, diventano veri e propri attori sociali, capaci di mettere in scena storie di attuali conflitti sociali. Queste storie sono il cuore dei nostri spettacoli di Teatro Forum.

 

Nel Teatro Forum vengono mostrate al pubblico brevi scene che presentano una situazione sociale conflittuale. Il facilitatore, detto Jolly, chiede agli spettatori se si può far evolvere la situazione e  trasformare quella realtà. La scena riparte e il pubblico può intervenire, quando gli sembra più opportuno, per proporre delle alternative, sostituendosi ad uno dei personaggi o creandone uno nuovo.

Il pubblico scopre così quali sono le conseguenze di ogni nuova proposta realizzando un processo di autoapprendimento democratico, dal basso e con una comunità reale.

La compagnia Captanuati esiste e produce spettacoli da più di 7 anni affrontando e portando in scena e nel dibattito pubblico temi come l’integrazione interculturale, la discriminazione, l’omofobia, il bullismo, la violenza di genere.

Il nostro denominatore comune è il linguaggio teatrale e la pedagogia teatrale del teatro dell’oppresso.

Giusto per darne una definizione di massima il teatro dell’oppresso è un insieme di tecniche teatrali a forte carattere educativo e politico (non in senso ideologico ma partecipativo) che mirano ad un potenziamento delle capacità espressive, co-costruttive, e trasformative dell’individuo e della sua comunità che percepiscano almeno un aspetto della loro realtà come oppressiva. La finalità ultima del teatro dell’oppresso non è quindi quella estetica (l’estetica è un media) ma è la presa di coscienza da parte della comunità e degli individui che ne fanno parte dei meccanismi oppressivi che la opprimono, e l’ideazione di strategie comuni per trasformare la realtà attraverso un processo educativo e di crescita.

Se vuoi saperne di più contattaci e chiedi di essere inserito nella nostra newsletter! Sarai così informato sulle date dei nostri spettacoli, sui nostri incontri formativi o potrai richiedere di partecipare ad una serata di prova dei nostri allenamenti teatrali del mercoledì sera!

Chiama o scrivi a:

Andrea Picco, 339-4993854  –  a.picco@fondazionecapta.it